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USI COSTUMI E TRADIZIONI POPOLARI
 | Il presepe napoletano |
Il presepe napoletano ha due tradizioni: quella colta del presepe artistico del Settecento e quella popolare degli artigiani e dei
figurinai.
Per tanti napoletani , e non, si rinnova, ogni anno, l'appuntamento col Presepe
Il Settecento e l'Ottocento sono i periodi più ricchi per quanto riguarda la nascita di presepi a Napoli ; va annoverato il
Presepe di Antonio Cinque, commerciante, il quale costruiva il presepe nella propria abitazione in Via Marinella, quello del
Notaio Morbillo, il Presepe di Francesco Marotta, di altri presepi artistici ce ne restano alcuni in case di famiglie agiate e tenuti gelosamente conservati come cimeli.
La passeggiata tra le bancarelle di S. Gregorio Armeno e la riscoperta del presepe d'arte a S. Martino, innanzitutto, dove nell'imponente struttura del Cuciniello rivive il tono festoso e spettacolare delle scene di vita quotidiana popolaresca e l'Oriente di favola, così che il nome della collezione diventa fuori di Napoli l'emblema stesso del genere, ed ancora nella Reggia di Caserta, con i pastori di provenienza borbonica, a Capodimonte, dove è esposta una raffinata Adorazione degli Angeli, nel Correale di Sorrento.
Sempre nel corso del XVIII e XIX secolo, ebbero una grande crescita i canti pastorali. Cristofaro Caresana, Andrea Amendola, Francesco Feo, Alessandro Scarlatti sono alcuni dei più noti musicisti di questo periodo.
Le musiche erano eseguite nelle chiese, nei conventi, ma anche nei palazi privati. Fra gli esecutori vi sono frati, sacerdoti, chierici.
Cristofaro Caresana, detto il Veneziano, è il più popolare tra il 1673 ed il 1678, in questo arco di tempo vanno citati anche la
Cantata dei Pastori, una rappresentazione teatrale popolare e i canti religiosi di san Alfonso dè
Liguori, il Tu scendi dalle stelle e Quando nascette u' Ninno.
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PULCINELLA |
Pulcinella è sicuramente la maschera più diffusa nel mondo. Facilmente riconoscibile dall’autenticità del suo costume e del suono della sua voce stridula, ottenuta mediante l’uso di una specie di corda vocale artificiale, la pivetta, un piccolo strumento metallico che il burattinaio posiziona in prossimità della gola, nella zona velare.
Pulcinella incarna l’uomo più semplice, quello più debole, quello che nella scala sociale occupa l’ultimo posto, ma nel contempo eccezionalmente furbo , capace di risolvere i più disparati problemi. Rappresenta l’anima del popolo, i suoi istinti primitivi; appare quasi sempre in contraddizione, tanto da non avere dei tratti fissi: è ricco o povero, è prepotente o codardo, e talvolta presenta l’uno e l’altro tratto contemporaneamente.
La maschera di Pulcinella riassume ed esprime la sua realtà (brutta o bella, meschina o eroica che sia), il suo desiderio di rivincita e la voglia di vivere. La sua reazione alle avversità, il più delle volte riassunte in situazioni o personaggi simbolo (c’è il boia che lo impicca, ma c’è anche la morte con la quale Pulcinella consuetamente si batte, e che puntualmente sconfigge a suon di legnate!) è opportunistica, anche quando, vestendosi di ironia, critica le strutture di potere. Un opportunismo quasi fisiologico che nasce sempre e comunque dalla voglia di vivere che lui incarna.
Pulcinella riesce a mettere in crisi tutte le ideologie dell’uomo, perché, come sempre, esse sono legate a delle fasi, a epoche, a situazioni ben precise. La sua vitalità appartiene invece una categoria universale, comune a tutte le culture e intrinseca alle ideologie. Tra due fazioni che pensano in maniera diversa, e in cui ciascuno arroga a sé la ragione, Pulcinella sarà pronto a battersi o a schierarsi con entrambe, perché Pulcinella si schiera innanzitutto con la vita, è la vita.

Rega Rita
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